venerdì 4 dicembre 2015

Ai piedi del guardrail

Quando capita di trovarmi in colonna non sempre ho voglia di star lì a smanettare con la radio. Ci sono delle volte ad esempio in cui mi piace guardare fuori dal finestrino per vedere cosa c’è, cosa offre il paesaggio. Però, spesso e volentieri, ad attrarmi non è quello che si trova in cielo o su per la collina, ma al contrario quello che bazzica a bordo strada, ai piedi del guardrail. Non so se ci avete mai fatto caso, ma a terra, dalle parti del guardrail ci sono un’infinità di cose di varia origine e natura. Per lo più immondizia, è vero. Non si contano infatti i mozziconi e pacchetti di sigarette, i fazzoletti di carta e le cartacce varie. Non passano per nulla inosservati i preservativi, i copricerchi di plastica e pezzi di paraurti delle auto, nonché qualche pneumatico tutto sbrindellato.

Tuttavia ciò che più mi attrae sono gli animali morti o quello che resta delle loro piume e delle loro pellicce. Vedi questi stracci bisunti, neri di fumo e di sporcizia, e ti domandi se prima, soltanto qualche ora addietro, non fossero per caso dei gatti domestici di qualche famiglia nelle vicinanze e se non sia, quella stessa famiglia, ancora in trepida attesa del ritorno del proprio beniamino. Guardo a terra, e seguo la strada proprio in quei punti dove non passa nessuno, dove nessuno l’attraversa mai e dove invece resta impigliata la vita di tutti i giorni, il nostro quotidiano e quello dei nostri cari. Non più tardi di una settimana fa in quella lingua di erba e asfalto c’era persino una mela, una mela verde, tuttavia più che domandarmi come vi sia capitata, non ho fatto altro che osservarla dal finestrino e notare col passare dei giorni il suo lento ma inesorabile deperimento. Come se in fondo, ai piedi del guardrail, non ci fosse altro che un lunghissimo piatto da portata pieno di avanzi di vita conditi a piacere.

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